Quante, quante tombe
stanno sulla collina,
quanti che son morti
dormono in collina.E quanto è bello adesso,
adesso che è finita,
tornare col pensiero
a quella strana vita.E quanto è strano ora
ripensare alla speranza
di un altro giorno ancora
in quell’assurda danza.E quanto è dolce ormai
sapere che è passato
l’orrore di quei giorni,
e il tempo se n’è andato.E quanto è folle, qui,
quella che fu avventura
di un giorno che finì,
di un’ora di paura.E ora non tremate
se il vento in mezzo ai rami
porta le nostre voci
a voi gente di domani.Ognuno qui ha una storia
che vuole raccontare
per chi e quando e come
starà ad ascoltare.Per chi volgerà il viso
sentendo tra le fronde
come un lamento lieve
che il vento poi confonde.Venite nel tramonto,
quando l’aria si fa scura,
venite tra i fantasmi
di un mondo di paura.Stateci a sentire,
e se il terrore è forte
sappiate che avrà fine
comunque con la morte.E che sulla collina
ci farete compagnia,
che la Consolatrice
anche voi porterà via.Bisogna avere l’animo
pieno di tristezza,
per sentir le voci
portate dalla brezza.Voci senza corpo,
nel buio, dentro in te,
dove forse è sogno,
ma sonno non è.E il vento passa ancora,
ritorna e se ne va,
e la luna è la stessa
che passò tanti anni fa.Che passò sopra la gioia
e passò sopra il dolore,
che illumina chi vive
e illumina chi muore.Saprai, sulla collina,
quanto dura una strada,
quanto è lungo il sole
e larga la rugiada.Quanto pesa il tempo,
quanto è vasta la sera,
quanto misura un’ora
e sottile è una frontiera.Invece stai pensando
a quanto manca ancora,
a che punto è la notte,
a quando verrà l’aurora.Domande senza senso,
risposte non avrai,
ma tu continua a farle,
son le uniche che hai.Questa è la collina
dei morti senza dio,
anime che non hanno
né memoria né oblio.Questa è la collina
dove stanno ad aspettare
uno che li ricordi,
e li possa poi scordare.E questa è la collina
dei vili e degli eroi
che il Fato sceglie a caso,
e sbaglia come voi.Voi che chiamate grande
qualche politicante,
e tra la gente comune
forse c’è un gigante.E nel mondo quanto in alto
dovrai salire in vita
per poi poter discendere
quando sarà finita?Forse neanche un gradino,
forse non serve a niente,
perché la sommità e l’abisso
sono nella tua mente.Vieni sulla collina,
e se saprai ascoltare,
sentirai che non è morta
la rabbia di cambiareche in vita tutti illuse,
e illuderà anche te,
che fa girare il mondo
e dicon che non c’è.Ma ora lascia la collina,
sorge l’alba, là in fondo,
e non s’addice ai morti
la luce del tuo mondo.Addio, arrivederci,
grazie d’esser venuto,
e se vorrai tornare
sarai il benvenuto.Ché di tante cose ancora
abbiamo da parlare,
qui sulla collina,
in un silenzio innaturale.Alcune le hai sentite,
ed erano realtà,
o forse sogni diafani,
come noi, noi nullità.Altre ce ne saranno,
e se il terrore è forte,
sappi che avrà fine
comunque con la morte.E che sulla collina
verrai a farci compagnia,
che la Consolatrice
anche te porterà via.
Tiziano Sclavi – Dylan Dog Gigante n. 1, “Totentanz”, 1993
Illustrazione di Angelo Stano.
