Non è successo niente
NOTE:
Non è successo niente (Mondadori, 1998).
Scritto nel 1997.
In copertina una citazione da un giornale di Roland Topor, 418 pag.
DESCRIZIONE:
Beffardo e strambo fin dal titolo, il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi è stracolmo di spunti, di idee, di situazioni narrative; è una safarà, che in dialetto pavese significa appunto una gran quantità di roba, alla rinfusa. Cianfrusaglie tra cui forse qualcosa di buono c’è, c’è ancora. E Safarà è uno dei tanti tentativi di Cohan, ex scrittore di grande successo popolare, di riprendere a scrivere: un miscuglione di battute, aforismi, inizi di romanzi, titoli, pezzi di diario, aneddoti, anche solo parole isolate, evocatrici o insensate.
Ma Safarà non è l’unico “libro nel libro” di questo romanzo; ritorna, per esempio, Francesco Dellamorte, il personaggio letterario più famoso di Sclavi, in un ipotetico seguito splatter-grottesco a “Dellamorte Dellamore”: “Dellamorte Dellavita”.
In fondo, l’intero romanzo è fatto di tanti romanzi, di tante storie intrecciate dove magari sembra che non succeda niente e invece sta succedendo di tutto. La storia di Cohan, appunto, e della donna con cui vive, Luci, entrambi candidati al Nobel per la nevrosi. E poi quella di Tom, sceneggiatore di fumetti horror, anche lui in crisi creativa e sprofondato negli abissi dell’ alcolismo. E quella di Mauro e Vita, lui redattore della casa editrice che pubblica gli albi di Tom, lei impiegata di banca, lui “crapone” e introverso, ma anche battutista implacabile, lei incasinata da ben tre “fidanzati”, più un cane e una gattina di nome Ugo…
Senza contare la folla dei personaggi più o meno “minori”, dalla signora Addolorata che dice cose tipo “pappamondo” e “partoriva così in fretta che non faceva in tempo ad arrivare la lavatrice”, alla Lilli per la quale tutto è “issimissimo”, a Renato che sparge il terrore con i suoi interminabili discorsi (“Spegnete Renato!”)…
Storie di tutti i giorni, normali. O almeno, normali nel mondo folle di artisti e “creativi” in genere, nel “dietro le quinte” di chi è famoso per ciò che scrive, ma sconosciuto per ciò che è, per la sua vita difficile come quella di tutti.
“Non è successo niente” è una commedia esilarante, con dialoghi straordinariamente veri, e proprio per questo surreali, battute a raffica, ironia a tonnellate, ma anche momenti di dramma e commozione, per quanto, come dice Cohan, “le cose tragiche le accenno soltanto, non è il caso di farne delle tragedie”. E c’è spazio anche per un giallo, i cui indizi sono nascosti e camuffati un po’ dovunque, fino al colpo di scena finale, o meglio, a uno dei colpi di scena finali.
Anarchico e imprevedibile, “Non è successo niente” alterna comicità irresistibile e invettive violente, amarezza e tenerezza, amore e nonamore, in un grande, balordo affresco del caos in cui viviamo, dove: “se alcuni di noi sembrano meno poveri cristi di altri non vuoi dire che non siano, non siamo, tutti riflessi di un’umanità dolente. Eppure, nonostante, a volte ridente. Forse ogni tanto, magari mai, un sorriso sempre”.
Dalla quarta di copertina di “Non è successo niente” (Mondadori, 1998)

«Le mie storie vorrebbero possedere la leggerezza di un film di Lubitsch, il dialogo brillante di una commedia di Neil Simon e la forza visionaria e allucinata dei film di George Romero.»
Tiziano Sclavi – “La Repubblica”, 1991

Illustrazione di Claudio Villa: eccolo la, Francesco Dellamorte (in questo romanzo c’è anche lui!) ha fatto una nuova conquista. Ma come farà? Le donne cascano ai suoi piedi, letteralmente.
DELLAMORTE DELLAMORE 2!
Dellamorte arriva dal bagno asciugandosi i capelli con una salvietta.
“Ancora stai a fare quel coso? Ma non ce la fai. Non ce la faccio io che sono un genio, figuriamoci tu che sei un idiota.”
Gnaghi fa l’offeso e dice:
“Gna”
“Ma che t’importa? Anche se fosse il contrario, siamo tutti morti. Non è che un idiota è morto di più e un genio di meno. Mangiamo tutti per digerire il bicarbonato.”
Gnaghi incrocia un po’ gli occhi alzando i sopraccigli e lo guarda che si siede e si accende una sigaretta.
“Gna?”
“Ma niente, vuol dire…”
Dellamorte guarda fuori dalla finestra, il cimitero abbandonato. Una giungla di erbaccia alta e qua e là affiorano le sommità di sculture precolombiane, monumenti egizi e menhir che sono le tombe del geometra Ghigini, di Quagliarulo Annunziata e del piccolo Vercesi Dario.Voce fuoricampo:
Niente, vuol dire…
Non che prima volesse dire qualcosa, quando eravamo vivi, solo una battuta del cavolo (quella del bicarbonato, dico), ma insomma, anche tra il niente e il niente ci sono delle sfumature. Prima era niente, ma adesso è niente.Sono passati tanti anni. Gnaghi è morto di vecchiaia a trentatré. Dellamorte di aids, poco dopo. Capita, di morire.
Tiziano Sclavi – “Non è successo niente” (Mondadori, 1998)
