Ma Se Fossi Come i Miei Gatti

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Ma se fossi come i miei gatti che dormono sulla poltrona
sarei sicuro che non c’è altro e che è questa l’unica vita buona
e farei le fusa anch’io per una carezza o per il fegato scottato
e sarei felice trovando un bel posto dove rannicchiarmi
e poi chinare il capo.

E se fossi come la mia gatta che non ha neppure un nome
farei a meno di chiedermi il perché delle cose e il quando e il come
e non aspetterei neanche tanto di vedermi tornare a sera
e al mattino non sarei triste nel vedermi uscire e l’angoscia al limite
non sarebbe poi così vera.

E se fossi come il mio gatto che è troppo piccolo ma già ci prova
non penserei che la faccenda è così importante e così paurosamente nuova
e non sentirei il vuoto che c’è intorno alla mia nave spaziale
nel cosmo dove poche stelle si accendono per un attimo e la loro luce
è già lontana e irreale.

Se fossi come i miei gatti giocherei con i fili che mi hanno piantato nel cervello
inseguirei la mia coda senza sapere che è mia e il gioco sarebbe bello
e sarebbe bello fingere di non capire e che quella cosa che arriva
non è la voglia di rannicchiarsi e chinare il capo e che è questa, è questa
l’unica vita cattiva.
Tiziano Sclavi – “Nel buio” (Camunia, 1993)

Illustrazione di Claudio Villa.

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