Buon compleanno, Tex!

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Tex compie 70 anni! E noi lo festeggiamo così!
A seguire, un bell’articolo dedicato a “Tex” scritto da Tiziano Sclavi tratto dalla storica fanzine “La Striscia” (n. 18 del 1984) e, dulcis in fundo, una serie di fantastiche illustrazioni, davvero speciali, firmate dal grande Claudio Villa (autore dal ’94 in poi di tutte le copertine della serie): Tex Willer incontra Dylan Dog!
AUGURI, TEX!

Più di vent’anni fa, quando i fumetti erano per me una specie di mito, leggevo “Tex”. Pensavo che gli albi non fossero preparati volta per volta ma che, in un enorme magazzino, ci fossero tutti i “Tex” di tutti i mesi a venire. Poiché abitavo in un piccolissimo paese sulle colline, pensavo che se mai fossi riuscito ad arrivare alla grande città (non Milano o Roma, ma “la grande città” in generale), sarei andato in quel magazzino e avrei comprato tutti i numeri futuri, quelli che l’edicola centellinava e vendeva, chissà perché, solo uno per volta.

Mi ricordo, in particolare, l’avventura di un assalto ad un forte canadese sotto la pioggia. Mi sembrò un capolavoro. L’albo finiva con Gros Jean che stava distruggendo una baracca e attaccava con una scure l’ultimo pilone portante. Che cosa sarebbe successo? La baracca gli sarebbe crollata addosso? La risposta era nell’albo successivo, intitolato “Il segno indiano”. Un piccolo ricordo doloroso. E c’è un altro, legato a “Tex”: per una promozione, mi furono regalate mille lire, con la raccomandazione di “tenerle da conto”. Io le spesi tutte comprando cinque albi di “Tex” (o almeno mi sembra che costassero duecento lire, allora). Per punizione, gli albi mi furono sequestrati e nascosti in soffitta. Tra di essi, mi ricordo due titoli: “Satania” e “Il fuoco”.

Ora lavoro nella Casa Editrice che fa “Tex” (oltre a “Zagor”, “Mister No”, “Martin Mystère” e tante altre cose). Confesso che, da quando sono qui, non ho mai avuto il coraggio di andare in archivio e prendere “Il segno indiano”, “Satania” e “Il fuoco”. Una volta sono andato a vedere i nostri magazzini, in un paese vicino Milano. Sembrano identici a quello che si vede nel finale dei “Predatori dell’Arca Perduta”, con montagne di casse e albi, e con chissà quali misteri. Forse ci sono davvero tutti i numeri a venire, e senz’altro ci sono i numeri che sognavo vent’anni fa. Ho invece riletto più volte la storia dell’assalto al forte canadese sotto la pioggia (per la cronaca, nell’albo “Il Tranello”) e continua a sembrarmi un capolavoro. E “Tex”, e i fumetti in generale, continuano ad essere un mito.

Ecco, su “Tex”, ora che sono un “addetto ai lavori”, non so dire altro. E sul mio mestiere posso dire che non lo considero un mestiere ma una specie di sogno che, incredibilmente, continua, con la stessa meraviglia di quando ero un bambino.
Tiziano Sclavi - “La Striscia” n. 18, 1984

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