Tre
Tre (Camunia editrice, 1988).
Prima edizione (non integrale) del romanzo, successivamente ristampata nel 1994 negli Oscar Mondadori (sforbiciata pure questa). Per la versione senza tagli, guardate sotto.
Scritto nel 1979.
Copertina di Max Casalini, 183 pag.
DESCRIZIONE:
Una favola sugli orrori della vita o una favola sull’amore per la vita? Un romanzo sulle passioni o sulle ossessioni dell’uomo? Al centro di questa geniale avventura-rebus ci sono le vicende (dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al Duemila) di un giovane coinvolto in esplorazioni, distruzioni, reincarnazioni, amori, caos urbani, proiezioni cosmiche, violenze terroristiche, metamorfosi. Tre è un misterioso pianeta di alieni da cui proviene il nostro eroe o Tre è il pianeta degli umani, una terra dove ogni creatura vive tre dimensioni? Tre come tempo, spazio e labirinto mentale; tre come passato, presente e futuro; tre come realtà, immaginazione e sogno; tre come conscio, inconscio e allucinazione; tre come eros, amore e morte; tre come curiosità, paura e tenerezza: “Tre” di Tiziano Sclavi è un gioco di scatole cinesi magico/ironico/drammatico dove si incontrano anche citazioni di film e dove si rende omaggio alle fantasie grottesche di Woody Allen e agli incubi fantapsichici di Vonnegut. “Tre”, che si affida ad un linguaggio iperrealistico/surrealistico e sfrutta le tecniche espressive del cinema, dei fumetti, dei videoclips, è un romanzo straordinario, ricco di vis comica e di tensioni tragiche, che ribadisce il talento di uno dei narratori più personali e moderni rivelatisi in Italia negli ultimi anni.
Dalla quarta di copertina di “Tre” (Camunia, 1988)

EDIZIONE INTEGRALE
Versione completa e illustrata di Tre (“l’unico romanzo postumo pubblicato mentre lo scrittore è ancora in vita!” cit. T. Sclavi). Periplo Edizioni, 1997.
Prefazione di Tiziano Sclavi.
Copertina e illustrazioni interne di Max Casalini, 218 pag.

«A un certo punto è come se si schiudesse un orizzonte. Quando ho letto “Mattatoio 5” ho creduto a un certo punto di essere Vonnegut. Non lo ero, d’ accordo, ma in quel momento avevo annullato la distanza tra letteratura e vita. E tutto il santo giorno stavo chiuso in casa a ripetermi: Io sono Vonnegut. La letteratura, la grande letteratura è soprattutto delirio.»
Tiziano Sclavi – “La Repubblica”, 1991
Il pianeta proibito
La nostra storia inizia appunto con l’arrivo allo spazioporto di Telonion di una astronave, la Stardust. Un atterraggio piuttosto violento, a causa della rottura dello stabilizzatore giroscopico. Il pilota era un avventuriero umanoide dal passato burrascoso: mercenario, coinvolto in una guerra sanguinosa, aveva deciso di vivere in pace, fuori dalle regole di tutti i mondi del sistema. Non cercava l’avventura, era l’avventura che cercava lui. Al bar incontrò un vecchio che gli offrì mille chrisso per portarlo a Crio. Si trattava in realtà di un sobillatore ricercato dalle guardie techniane. La Stardust, benché attaccata ripetutamente durante il viaggio da astronavi techniane, riuscì a giungere a Crio. Il vecchio, che si chiamava Tevli, salutò il pilota e i suoi robot in un deserto di marmo. Dicendo: “Addio, addio a tutti, e grazie. Non posso chiedervi di condurmi fino alla mia vera meta. Mi aspetta un lungo viaggio per arrivare alla faccia nascosta di Crio”.
“Cosa?” esclamò il pilota. “La terra dell’incubo? Lei è pazzo. Nessuno è mai tornato di là! Ci sono… ci sono i demoni!”
“Non bisogna” disse Tevli togliendosi la faccia “credere alle apparenze. Spesso un sobillatore è solo uno che vuole qualcos’altro… e a volte un demone non è proprio un demone…”
E sotto la sua faccia non c’era niente, e anche i vestiti caddero e apparve solo una gran luce, che se ne andò.
Il pilota della Stardust si chiamava Lyn Terzo, ma era in realtà il suo unico figlio.
Tiziano Sclavi – “Tre” (Periplo Edizioni, 1997)

NOTE:
Il pirata spaziale in alto è di Bryan Talbot.
Eccolo, sfrecciare nel cosmo a tutta birra, meglio di Capitan Harlock, con spirito avventuriero, sorriso sprezzante e indomito coraggio… ignaro della multa salatissima che lo attende. L’Astro-Velox non perdona!
