Danza di un Anno

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Viene gennaio e inizia la danza,
bianca come i fiocchi di neve,
nera come il cielo in distanza,
la danza macabra, la danza lieve.
E vita e morte ballano insieme
nel gran silenzio della natura,
e come spettri sono il male e il bene
nel freddo gioco della paura.

Viene febbraio e va come il vento,
vento gelido di tramontana.
Tutto ti sembra eternità o momento,
e l’alba appare così lontana.
Da strade e piazze la musica sale,
allegra o triste com’è il destino,
e dietro la maschera del Carnevale
non sai chi è vittima, chi è assassino.
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Arriva marzo ed è già primavera,
arriva marzo ed è ancora inverno,
ma chi può dire se sia mattino o sera,
se faccia freddo o caldo all’inferno.
La neve lascia la terra dei vivi
e non ricopre più i cimiteri,
insieme incedono con passi furtivi
la nuova vita e la morte di ieri.

Aprile, aprile, mese crudele,
è nato un fiore ed è già appassito.
Siam come mosche e le ragnatele
ci fermeranno il volo impazzito.
Aprile, Aprile, mese dannato,
porti nel cuore un’altra illusione,
il ballo assurdo è ricominciato
ma quanto è vana la tua canzone.

E viene maggio, l’insanguinato,
di rose rosse come ferite,
del nuovo amore che sul vecchio è nato
come sui morti nascono altre vite.
E viene maggio, maggio l’assassino,
che strazia e uccide chi al mondo è solo,
chi cerca scampo in un bicchiere di vino
e al padre inverno ritorna in volo.

Ed ecco il mese che ha la falce in pugno,
ma non è il grano che taglierà:
taglia il tuo filo, l’atroce giugno,
con la sua falce ti mieterà.
E sotto la falce ben affilata
si avvia a morire un’altra stagione,
metà dell’anno se n’è già andata
e non sai dove né quando o come.

E luglio brucia come l’inferno,
il sole è il diavolo e noi i dannati,
manca il respiro e il caldo sembra eterno,
siamo fantasmi, lo siam sempre stati.
E ci aggiriamo in cerca di frescura,
ma invano e intorno non muove foglia,
siam come larve in preda alla paura,
non muove foglia che Satàn non voglia.

Un mese d’ozio, un mese di vacanza,
il tempo pare che si sia fermato,
vola un moscone dentro la tua stanza,
la stanza è vuota, te ne sei già andato.
Dentro un tramonto come il sangue rosso
sei già partito verso nessun posto,
il coltello in mano e la rabbia addosso,
a colpire al cuore anche questo agosto.

Settembre andiamo, è tempo di morire
o di rinascere con la prima brezza,
l’orrenda estate se ne va a finire,
è tempo di allegria, è tempo di tristezza.
Tempo di tornare al lavoro o a scuola,
senza imparare o guadagnare niente,
e nuovi giorni con il cuore in gola
e nuova angoscia folle nella mente.

Ottobre inizia e porta già il grigiore,
il vino nuovo porterà l’oblio,
guardo lo specchio e urlo di terrore,
non posso credere che quel volto è mio.
Finisce Ottobre, è notte d’Ognisanti,
furiosa Halloween di uccisori e mostri,
sabba di streghe e urla deliranti,
ultima notte di tutti i giorni nostri.

E come un vecchio nel suo vuoto assorto
piove novembre su case e tombe,
in ugual modo bagna il vivo e il morto,
malvagi e buoni, falchi e colombe.
E tutti un giorno saranno uguali,
nella gran festa che unisce il mondo,
festa di spettri bianchi e irreali,
stretti in un solo gran girotondo.

Viene dicembre e finisce la danza,
torna il silenzio della natura,
quest’anno ormai è durato abbastanza
finisce il gioco della paura.
Ma nella fine c’è anche l’inizio
e vita e morte riprenderanno
di sangue e orrore il nuovo supplizio,
la danza macabra di un nuovo anno.
Tiziano Sclavi – “Nel buio” (Camunia, 1993)

Illustrazione di Angelo Stano.

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