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Le etichette delle camicie

Le etichette delle camicie (Giunti, 1996).
Scritto nel 1995.
Copertina di Gianluigi Toccafondo (progetto grafico di Nico Zardo), 157 pag.

DESCRIZIONE:
Una storia d’amore che incornicia altre storie d’amore, in una Milano dissestata capitale banale di un’Italia senza progettazione sociale. Due innamorati autoironici dialogano al ristorante con battute leggere da balloon e si raccontano storie surreali e sapienziali che sceneggiano la loro esistenza. Un taxi porta Tom all’indirizzo sbagliato, facendogli incontrare per caso la donna della sua vita. Cohan e Lucia dialogano a letto, recitando illusi la disillusione. Mauro e Vita tentano di trasformare uno strampalato corteggiamento in uno stravagante legame. I protagonisti di “Le etichette delle camicie”, romanzo di sentimenti inquieti scritto da un celebre narratore di incubi, lavorano in una casa editrice di fumetti e vivono storie romantiche marginali che forse non hanno il coraggio di scrivere.
“Ma perché fanno le etichette delle camicie che pungono?” “Forse perché ce lo diciamo tra noi e non lo diciamo mai al signore che fa le camicie”. Tenero e arguto helzapoppin narrativo, il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi racconta il romanzesco della normalità: descrive le nevrosi esistenziali, le inquietudini del lavoro quotidiano e la morte (o la rinascita) delle utopie attraverso una girandola di tic verbali e sgrammaticali, di tenere gags e di mini ilarotragedie: la vita è, anche, un’involontaria commedia.

Dalla quarta di copertina di “Le etichette delle camicie” (Giunti, 1996)

«Dico sempre che a sei anni avevo letto tutto Poe, ma forse esagero un poe (ecco, vede? È nata una battuta! È cretina, ma è una battuta). In realtà fin da bambino mi piacevano le storie che facevano paura, prima le fiabe e poi i romanzi e i racconti. Credo di aver letto pochissimi libri “per ragazzi”, e anche pochissimi “classici” (tipo i grandi romanzi russi). Quanto al libro che mi ha fatto più paura, ricordo che forse non ho mai finito il “Giro di vite” di James: leggevo a letto, la sera, e quel libro mi spaventava sul serio. Come del resto tutte le storie di fantasmi. Quanto ai film, si può dire che io sia nato al cinema: fin dai primi mesi, mia madre, grande appassionata, mi portava sempre al cinema, tenendomi in braccio. Anche qui, si è poi sviluppata una preferenza per l’horror e la fantascienza, ma non saprei citare un solo film che mi abbia terrorizzato, e la lista di tutti i titoli sarebbe troppo lunga.»
Tiziano Sclavi – “Il Mattino”, 1999

Nightmare

«Hai pensato al film?», gli grida dall’altra stanza, forse dal bagno.
«Be’, ci sarebbe il nuovo Nightmare…»
«Come? Parla più forte!»
«Nightmare! Quello nuovo di Wes Craven
Torna asciugandosi la faccia.
«Scusa sai ma andava l’acqua…»
«Dicevo, c’è il nuovo Nightmare…»
«Ah, ma allora ho sentito bene! Dici quello dell’orrore, quel mostro con gli unghioni!»
«Veramente sono rasoi…»
«No, no, guarda, io svengo già a vedere Mary Poppins!». E Mauro con orrore pensa ma con chi mi sono messo?
Tiziano Sclavi – “Le etichette delle camicie” (Giunti, 1996)

NOTE:
Sopra: il grande, grandissimo, gigantesco (ma quant’è grosso?) Freddy Krueger in un ritratto del colossale Joe Jusko.