Sogni di sangue

NOTE:
Sogni di sangue (Camunia editrice, 1992).
Contiene i racconti “Un sogno di sangue” e “Un delitto normale” (pubblicati nel 1975 da Campironi) più due inediti, scritti fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, “Il testimone arcano” e “Quante volte tornerai”.
Vincitore del Premio Giallo dell’Anno al Festival in Noir di Viareggio.
Copertina di Angelo Stano, 333 pag.

DESCRIZIONE:
Tiziano Scavi, il giovane maestro della narrativa italiana horror, indagatrice e fantastica, propone quattro storie diaboliche, quattro romanzi brevi che compongono un moderno affresco delle paure, delle angosce, degli incubi e dei disadattamenti generati dalla civiltà postindustriale. “Un sogno di sangue” è un giallo-splatter ambientato in una Pavia universitaria nebbiosa simbolo dell’inquietudine ideologica degli anni Ottanta; “Il testimone arcano” è l’allucinata storia di un emigrato vittima di incubi e ricatti; “Un delitto normale” è la storia di un omicidio che smaschera un inferno familiare; “Quante volte tornerai” racconta la spettrale avventura di un impiegato coinvolto in un orrendo complotto “aziendale”. In queste quattro storie mozzafiato, ricche di suspense e immaginazione, Sclavi esperimenta tutte le tecniche thrilling in strutture narrative iperrealiste/surrealiste di suggestiva visionarietà.

Dalla quarta di copertina di “Sogni di sangue” (Camunia, 1992)

«Sono un vigliacco militante. Ho paura di tutto, e anche del resto. Le cose che mi fanno orrore le può trovare sulla Treccani (l’edizione completa, non quella piccola). Qualche esempio a caso: sento un rumore, magari di notte, e cerco di convincermi che non era niente. Ma il gatto alza di scatto la testa, e guarda nella direzione del rumore, e sta lì a fissare per un’ora, con le orecchie dritte. Un’ora di orrore! Oppure i vicini di casa, come nell’Inquilino del terzo piano, il film di Roman Polanski tratto dal racconto di Topor. Oppure l’autorità, le divise di qualunque genere. Ultimamente sono stato derubato, ma non ho sporto denuncia: avevo paura che arrestassero me!»
Tiziano Sclavi – “Sette”, 1996

In alto, illustrazione di Barry Jackson dalla copertina dell’album “Boys in Heat” dei Britny Fox. Come sarebbe a dire chi sono i Britny Fox e cosa c’entrano con Tiziano Sclavi? Ancora non avete capito che il sito è una valanga di citazioni continua? E poi i Britny Fox sono forti! Si può sapere, voi altri, che razza di musica ascoltate?

VIA DALLA PAZZA FOLLA
La strada si era ristretta, i muri in alto incurvati fino a formare una galleria. E l’uscita, là, non era niente più di un buco. Oltre quel buco, Stavros lo sapeva, c’era il vero pericolo: la piazza. Almeno sessanta metri allo scoperto, al sole, senza un riparo. La sua casa era una meta lontanissima.
Forse non c’è nessuno, pensò asciugandosi ancora, forse la piazza è vuota. Emerse nella luce abbagliante e il suo cuore vomitò. Gente, gente dovunque, alla fermata del tram, seduta ai tavolini di un caffè, sulle aiuole. Decine, centinaia di teste che si girarono all’unisono verso di lui, centinaia di bocche macchiate di sorriso.
Stavros sentì il cervello premergli contro la scatola cranica, le sue gambe si muovevano ormai da sole, a scatti. Ecco il palazzo, là, bianco, dalle curve dolcissime, ecco il suo ventre, ecco il triangolo nero della porta, oltre il più lontano orizzonte.
Divenne a un tratto lucido, razionale. Devo creare un diversivo, pensò, sorprenderli, disorientarli. E intanto girava gli occhi, e dovunque incontrava altri occhi. Poi tutti cominciarono a muoversi, lentamente, senza fretta, con quel sorriso, quell’osceno sorriso.
Tiziano Sclavi – “Sogni di sangue” (Camunia, 1992)