Nero.
Nero. (Camunia editrice, 1992).
Da questo romanzo il film Nero. di Giancarlo Soldi con Sergio Castellitto e Chiara Caselli.
In appendice è ristampato il primo romanzo di Sclavi, Film.
Scritto nel 1984.
Copertina di Angelo Stano, 218 pag.
DESCRIZIONE:
Tiziano Sclavi, il “geniale Tiziano Sclavi” (parola di Oreste del Buono), con scatenata fantasia shocking e calibratissimo senso del grottesco, ci riconduce, con questo romanzo che ha già generato un film, nella vertigine degli incubi e delle paure.
Questa volta, sclavi propone un romanzo horror che è una “commedia nera” interpretata da due “amanti diabolici” coinvolti in una sarabanda di eventi oscuri: delitti, sparizioni di corpi, ricatti, regolamenti di conti, ladrocinii. Lui è un visionario patetico e nevrotico, lei è una vamp svagata, passionale, incosciente: lui e lei si ritrovano alle prese con una madre e un padre destinati a edipica fine, un investigatore che organizza trame oscure, un boss malavitoso tronfio di potere e benessere, un poliziotto ambiguo e vari teppisti.
“Nero.” è anche una metafora della nuova civiltà urbana senza identità e progetti: difatti, mentre un cadavere fatto a pezzi, e chiuso in una valigia, scompare e ricompare (simbolo di un’immotivata e incontrollabile violenza), i protagonisti e i comprimari cambiano personalità e ruolo (essendo la storia - o la Storia? - una danza macabra).
Dalla quarta di copertina di “Nero.” (Camunia, 1992)

«Le mie storie non sono mai consolatorie, perché l’orrore non finisce. Si ricomincia sempre da capo, anche con la rabbia.»
Tiziano Sclavi – “La Repubblica”, 1998
Solamente nero
Vediamo la pagina. E all’improvviso una parola: mano.
Zardo spalanca gli occhi.
Salta su in fretta, corre nell’atrio della casa.
C’è la famosa valigia. La apre, tira la cerniera della tasca interna, e tira fuori la mano tagliata. La guarda e si chiede ad alta voce:
«D’Ambrosi non si è accorto che mancava?… No, probabilmente no… Il cadavere era avvolto nel lenzuolo, era buio…»
Va in cucina. Avvolge la mano nel domopak e la mette nel freezer.
Di nuovo a letto. Ha il libro Trivia di Logan Pearsall Smith di fianco. Ma non legge, guarda il soffitto, in silenzio. Poi:
«Ma perché?… Come?… Forse… Forse credevo davvero che fosse tutto un gioco… o un sogno… Chi sogno-cioè-chi sono io?… Fino a un certo punto è stato quasi… quasi divertente…»
Riprende il libro, legge ad alta voce, dopo aver girato pagina.
«…e come avvolto da un alone di intima compiacenza, uscii nella notte. “Deliziosa serata” pensai. “Gente gradevolissima. Come li ho colpiti parlando di finanza e di filosofia; e come hanno riso quando ho imitato il grugnito del maiale”. Ma poco dopo: “Mio Dio, è terribile” mormorai, “vorrei essere morto.”»
Buio.
Tiziano Sclavi – “Nero.” (Camunia, 1992)

NOTE:
Angelo Stano ha disegnato la mano putrefatta in alto, la stessa o quasi che Zardo (ma è veramente Zardo poi? boh…) tiene fra le pietanze surgelate in freezer. Manco fosse Hannibal Lecter…
