Totentanz 1

Browse By

La morte! La morte! La morte che arriva!
La morte rognosa, la morte lasciva,
la morte che dona, la morte che prende,
la morte che ruba, la morte che rende,
la morte che danza, la morte che sta,
la morte che viene, la morte che va,
la morte che vive, la vita che muore.
La morte! La morte! La morte e l’amore!

Ciò che è unito in terra, lei dividerà,
ciò che sembra amore, vanità di vanità,
e prima del tempo che sembra svanire
anche se non la vedi la senti venire,
quando sei dentro lei e tu la racchiudi,
ed è in quel momento che tu e tu t’illudi.
Verrà la morte e taglierà il legame,
così sottile e forte, così bello e infame.

E tu dottore, che conosci bene il male,
ma la tua scienza vuota no non vale
a preveder da chi, da chi tu sarai morso,
a chi ha male vai a dar soccorso.
E vano è colui che gran tesori e fiero
coglie e raccoglie dentro il suo mistero,
ché la morte verrà col suo dolore
e avvolgerà sua mente in gran fulgore.

E viene il tempo che la morte è triste,
ché neanche lei più di tanto non resiste,
e vede che ritorna amore amore
e sente che batte ancora il cuore il cuore.
Allora cessa attonita di danzare in tondo
e finge di dormire sopra il mondo,
e tanto finge che davvero s’addormenta
e sembra invero che non veda e senta.

E dopo aver dormito è stanca e triste,
vuol ridere ancora e veder cose mai viste.
Si mette una maschera ch’è uguale al viso suo
e che assomiglia spaventosamente al tuo.
E si mostra e gira tra le gente idiota
che ride anch’essa e scorda che la ruota
gira sempre e sempre gioca e gioca e gioca
e pensa sua paura essere poca.

La morte di pietra, la morte di neve,
la morte che viene con passo lieve,
ma perché giunga a te dovrai lottare,
vivere ancora, e ancora respirare.
Perché è un’amante che non si dà a tutti,
non conta che sian belli oppure brutti:
può concedersi a un altro, ma un istante appena,
e anche allora ti pensa, e t’incatena.

La mort l’è me padar, la mort l’è me madar,
che samò siè purtà via, tamme un ladar,
e qual ca vegna dopo l’è un quaicos de gnent,
che tant l’è gnut prima e ‘l gnarà ummò par tanta gent.
Sa go da fa, sto chi a spetà, ‘l so no,
e mang e bev ummò, e dorm e cerc da pensà no,
ma ghè di occ chi ‘m vardan, i occ di donn,
c’am par d’es ummò viv, e ‘m par d’es ummò un om.

E chi è colui così gagliardo e forte
che possa vivere senza poi morire,
e da colei ch’è tutto, madonna morte,
l’anima sua possa far fuggire?
Corri corri, e vai all’orizzonte,
che non sembra poi, non sembra poi distante,
corri corri, corri finchè finchè,
corri ma la morte corre forte più di te.

E la morte, la morte, dolcissima e amara,
la morte che cerchi nella notte chiara,
che cerchi per dirle quanto l’ami ancora,
che eri andato via ma di nuovo sei qui ora,
perchè non puoi stare lontano da lei,
e le dici piangendo: io per te morirei,
e che sei il suo schiavo, e che lei è sovrana,
la morte, la morte, la morte puttana.

A volte l’inganni, posando la testa,
chiudendo gli occhi e calmando la tempesta,
e la vedi smarrita, che non sa più che fare,
se ti deve prendere, o se ti vuol lasciare.
E’ un attimo prima del sonno moribondo,
un attimo prima che finisca il mondo,
e quell’attimo allora fallo durare,
e si dilati per sempre, e non debba passare.

La morte! La morte! La morte che arriva!
La morte schifosa, la morte cattiva,
la morte che vola, la morte normale,
che cela del mondo pietosa ogni male,
la morte che vive, la vita che muore,
la morte, la morte, la morte e l’amore
che aspettano insieme il grande giudizio
e non hanno mai fine, non hanno mai inizio.

La morte, la morte, la morte furiosa,
la morte maligna, la morte pietosa,
la morte sicura, la morte carogna,
la morte che ha il muso di un topo di fogna,
la morte trionfante, la morte gloriosa,
la morte mia madre, la morte mia sposa,
la morte che danza, la morte civetta,
la morte, la morte, la morte che aspetta…
Tiziano Sclavi – “Dellamorte Dellamore” (Camunia, 1991)

Illustrazione di Gianluca Cestaro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *