Le Volte

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A volte mi ricordo
di un gran mercoledì
che è stato troppo corto
ed è finito giovedì.
A volte poi risuonano
come una volta ancora
gli squilli del telefono
che mandavo alla malora.
A volte anche mi chiedo
se è finita veramente
o se è stata la mia mente
e non era niente vero:
le volte che ritorna
il tuo pensiero.

A volte, sai, mi esercito
a suonare il tuo violino,
ma non so dove si soffia,
cado sempre dentro il vino.
A volte piango e grido
per la gioia d’esser morto,
fino a che un vecchio Cupido
non arriva darmi torto.
A volte pago un uomo
per un’ora di parole,
ospedale giallo cromo
pieno dei miei perché:
le volte che ritorna
la voglia di te.

A volte sto su tardi
e scrivo come un matto
dei vigliacchi e dei bugiardi
a cui chiederà il riscatto.
A volte sento i battiti
del tempo che va via:
è proprio lui, ci credi?,
non è il cuore o una bugia.
A volte poi più niente,
rimango lì a guardare
e non riesco più a pensare
e a sognare, solo io:
le volte che ritorni,
amore mio.

A volte ti disprezzo
in un film retrospettivo
che è finito già da un pezzo
e che era un film cattivo.
A volte brucio tutti
gli oggetti col tuo odore,
anche se non lo sento
e non hanno più calore.
A volte scrivo il mio
e il tuo nome sul tabacco
e lo fumo a poco a poco
per dirci ancora addio:
le volte, amore,
che ritorno io.
Tiziano Sclavi – “Nel buio” (Camunia, 1993)

Illustrazione di Angelo Stano.

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