Le Donne, i Cavalier, l’Arme, gli Amori…

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C’era una volta un professore di liceo, professore di latino e greco, figura patetica che nelle ore libere, e a volte anche per notti intere, si dedicava a una monumentale opera: la riscrittura in dialetto dell’“Orlando furioso”. Non si era mai sposato, e aveva avuto un’attività sessuale piuttosto limitata, su cui manteneva il massimo riserbo. Abitava in una piccola casa arredata con parte dei vecchi mobili della grande casa dei genitori, uno dei quali, la madre, li aveva seguiti e stava li anche lei. Il padre invece aveva preferito seguire quelli fatti a pezzi, e bruciati in tante stufe diverse e lontane tra loro. Si era infatti suicidato facendosi a pezzi con un trinciapollo, e bruciandosi poi in tante stufe diverse e lontane tra loro, cosicché perfino il fumo si disperse ancor più. Il professore, un bel giorno, morì, e naturalmente il suo lavoro rimase incompiuto. Né alcun altro letterato volle assumersi la disumana fatica di portarlo a termine. Come omaggio all’illustre scomparso, pubblichiamo qui i primi versi del poema, tradotti per comodità del lettore:

“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto…”.

Tiziano Sclavi - “Pilot” n. 8, 1984*
*ma è anche l’incipit di “Tre” (n.d.r.)

NOTE:
Sopra una vignetta tratta dal capolavoro di Pino Zac L’“Orlando furioso”, che, senza mezzi termini, è assolutamente geniale. Però qualcuno ha avuto la faccia tosta di dire che Orlando, oltre ad essere una testa calda, come è risaputo, fosse anche matto come un cavallo. Suvvia, non esageriamo, eh… Diciamo che aveva un temperamento un tantinello vivace, ecco tutto.

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