Cronache del Dopobomba

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C’era una volta un uomo morto. Morì in un’immane esplosione. Egli, in vita, probabilmente a causa di un forte raffreddore che aveva provocato in tenera età la necrosi delle cellule olfattive, era totalmente incapace di sentire odori e profumi di qualsiasi genere. Ciò si ripercuoteva ovviamente in misura notevole sul senso del gusto, assai poco sviluppato. Ci sentiva bene, ma il suo non era certo quello che si definisce un udito finissimo. La sua miopia, non preoccupante, lo costringeva però a portare sempre più spesso gli occhiali, specialmente per guidare. Non sapeva che il tatto fosse uno dei sei sensi dell’uomo, e così non si era mai curato di allenarlo. Ma quando la Bomba esplose, oh, allora sì che egli sentì. Sentì il fragore riuscendo anche a distinguere, perso tra i mille rumori che lo componevano (come in ogni suono, anche il più piccolo di questo mondo) il tuono dell’Apocalisse. E vide tutti i colori di quella luce trionfale, e gli salì alle narici un odore sottilissimo, e la sua pelle registrò minuziosamente ogni scheggia di metallo e vetro e cemento che lo raggiungeva. Ed egli finalmente gustò il piatto più prelibato del ristorante del mondo. “Complimenti allo chef”, pensò. Quando lo trovarono, non sembrava che dormisse: sembrava una tigre.
Tiziano Sclavi - “Pilot” n. 9, 1985

NOTE:
Illustrazione del grande Rodney Matthews.
“Ci risiamo! Adesso che c’è? Hai sentito, cosa?, un verso spaventoso?… Sarà stato il mio stomaco, lo sai che non la digerisco la cucina messicana. E poi, scusa, non è carino da parte tua farmelo notare. Dai, cerca di tranquillizzarti. Ma lo vuoi capire che qui fuori non c’è proprio nessuno? AAAAAARGH!!!”

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