La notte in cui Tiziano Sclavi creò Dylan Dog

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Credete di sapere tutto ma proprio tutto su Dylan Dog o siete quelli che non sanno a chi credere e che magari non credono neanche alle proprie orecchie? O al contrario è risaputo che siete degli inguaribili creduloni che date credito a qualsiasi diceria? Oppure siete come quei tipi che dicono di saperla lunga, mentre in realtà non sanno niente di più o di meno di quello che già altri non sanno, o almeno di quello che credono di sapere, che può essere tutto e niente o viceversa. Chiunque voi siate (ma chi vi credete di essere?) resterete esterrefatti apprendendo la verità su come sia nato realmente Dylan Dog, leggendo questo articolo di Mauro Marcheselli, persona seria e fidata ma soprattutto seria, che spiega per filo e per segno come sono andate realmente le cose. Ma siamo proprio sicuri sicuri che sia veramente la verità? Voi ci credete? E chi lo sa…

Illustrazione dell’immenso Giorgio Cavazzano.
Dylan Dog in compagnia di alcuni “simpatici” amici. C’è perfino Tiziano Sclavi, è il capellone dentro la nuvoletta!

Era una notte buia e tempestosa e lui non riusciva a prendere sonno, decise allora di alzarsi da quella specie di catafalco nero su cui stava sdraiato e di andare a mangiare qualcosina in cucina. Prese un fiammifero e provò ad accendere una candela che si trovava vicino al letto ma non ci riuscì, probabilmente avevano tolto la luce per via del temporale. Si diresse allora verso la cucina sfruttando la luce dei lampi che filtrava dalle finestre ma improvvisamente venne a mancare anche quella, probabilmente sempre per via del temporale. Continuò avanzando tentoni, e piano piano, per non andare a sbattere, infilò così due dita in una presa elettrica e si prese una scossa della Madonna. Quando arrivò in sala sentì qualcosa passare veloce sfiorandogli i capelli… quei maledetti pipistrelli! erano scappati un’altra volta dalla gabbia… maledizione!

Maledisse mentalmente anche il vecchio ebreo del negozio di animali che li aveva tinti di giallo e glieli aveva rifilati per canarini… e proseguì. Giunse in cucina senza altre sorprese, tirò uno dei portelli del frigo che si aprì con un agghiacciante cigolio, era ora di cambiarlo, era un vecchissimo modello che aveva acquistato di seconda mano quando avevano chiuso il vecchio obitorio comunale, comunque gli dispiaceva perché funzionava ancora molto bene e poi era molto spazioso. Prese una mela, chiuse il frigo in fretta prima che ne uscisse qualcosa, e l’addentò. Sentì quasi subito qualcosa di vivo muoversi per tutto il palato, sputò allora il contenuto della bocca sul palmo della mano… un lampo di genio illuminò per una attimo la sua mano… era piena di vermi!! AHAAAHHAAHH urlò «Una mela-zombi…» prese la rivoltella e le sparò nella testa. La mela morì senza un lamento.

Ormai l’appetito gli era passato e decise di tornare a letto, si mise sulla via del ritorno. In sala quasi calpestò la coda di Alberto, il vecchio uomo-lupo che dormiva sorridente sul tappeto, teneramente abbracciato ad una sgualcita gallina di peluche, muovendo di quando in quando le deliziose orecchie pelose, preso da un raptus di tenerezza si chinò a fargli una carezza. Alberto cercò di staccargli un braccio con un morso, dopotutto quella era una notte di luna piena e anche per un uomo-lupo addomesticato c’erano dei limiti alla sottomissione. Tiziano evitò per un pelo l’attacco e lo minacciò di non portarlo a fare la passeggiatina dei bisognini, terrorizzato, il licantropo, leccò la mano al padrone.

Finalmente il nostro entrò nella camera, si infilò sotto le lenzuola lentamente per non disturbare il sonno della donna che dormiva al suo fianco, poi preso da un raptus di tenerezza le fece una carezza… la donna gli morse ferocemente la mano staccandogli la prima falange del dito indice, era una donna normalissima ma odiava essere importunata quando stava dormendo. Tenendosi le dita e piangendo Tiziano si mise a guardare il soffitto, da sotto le finestre arrivava, flebile, la musica diffusa nell’aria da un’autoradio, le note di una vecchia canzone di Cat Stevens… stupenda. Lui si mise a pensare… e fu così che quella notte Tiziano Sclavi creò Dylan Dog.
Mauro Marcheselli - “Fumo di China” n. 27, 1985

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